Una luce in fondo al corridoio

Parallelamente al tentativo di sblocco delle attività delle navi cargo nei porti sul Mar Nero, le autorità di Stato dell’Ucraina stanno creando dei corridoi via terra per le esportazioni del grano il cui blocco quasi totale è una delle gravi conseguenze dell’invasione russa.

Questo permetterebbe di allontanare lo spettro di una crisi alimentare globale che, di fatto, andrebbe a colpire in primis i Paesi più poveri o dipendenti dalle importazioni di beni alimentari, per poi coinvolgere anche tanti altri Stati usciti indeboliti dalla pandemia da Covid-19.

Negli ultimi giorni sono stati così definiti due nuovi percorsi terrestri che attraverseranno i territori della Polonia e della Romania oltre ad un terzo percorso per il quale le autorità di Kiev stanno trattando con gli Stati baltici. Una delle prime buone notizie nel dramma della guerra in atto.

Tuttavia, il viceministro degli esteri di Kiev, Dmytro Senik, ha sottolineato come la catena di approvvigionamento potrebbe essere rallentata dai cosiddetti “colli di bottiglia” che verranno a crearsi nei punti nevralgici dei corridoi in questione anche se, un commercio rallentato, è comunque da preferire ad un commercio fermo.

“Il confronto con Putin è necessario per risolvere il problema del grano e della sicurezza alimentare” ha spiegato recentemente anche Draghi. Una posizione che inevitabilmente implica una postura diplomatica nella speranza di essere ancora in tempo per scongiurare una catastrofe alimentante su scala globale.

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