Le immagini di Beirut dopo l’esplosione nel porto del 4 agosto 2020 sono state scioccanti: una città devastata, 200 morti, 6.000 feriti, con un milione di tonnellate di macerie. A causarla è stata l’esplosione di due magazzini pieni di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio.

Mohammed Daoud, CEO di Development Inc., una società con sede in città e specializzata nel riciclaggio di vetro e plastica, ha iniziato subito a coordinare i volontari che si sono precipitati a Beirut per aiutare nello sforzo di pulizia. Sapeva che c’era poco tempo per evitare una debacle ambientale.

Per smaltire i rifiuti in modo più sostenibile ha pensato di dividere le macerie estraendone prima il vetro e la plastica per riciclarli e di usare il resto per riabilitare le cave di cui è ricco il Libano. È nato così il progetto “Rubble to Mountains”.

Da una parte si riducono le pietre in sabbia da trasportare nelle cave abbandonate dall’altra si riciclano la plastica e il vetro in pannelli di un materiale composito chiamato ROGP che saranno poi modellati per realizzare marciapiedi, bidoni della spazzatura e panchine.

“Saranno donati al comune di Beirut, perché il nostro obiettivo non è quello di realizzare profitti dal progetto Rubble to Mountains, ma di offrire una speranza per il futuro oltre che un esempio per la gestione dei rifiuti in Libano” spiega Daoud.

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