Termine che proviene, come intelletto, dal verbo latino intelligere, a sua volta composto da altre due parole. Sulla prima esistono due proposte: intus (in, dentro) oppure inter (tra, in mezzo) unite al verbo lĕgo, che ha vari significati, tra cui “leggere”, “raccogliere” “cogliere”.

Al di là di quale sia la più corretta, emerge qui un significato profondo di “intelligenza”: la capacità di leggere, raccogliere e cogliere informazioni in mezzo o dentro le cose, e, dunque, di intendere e comprendere più in generale.

Il dibattito su questo termine non riguarda solo “cosa” esso significhi, ma anche “come” possa essere utilizzato. Si parla, infatti, di intelligenza in riferimento ad esseri umani, animali, piante, divinità e macchine e ci si interroga sulle sue possibilità.

Se l’atto di “leggere” rimanda solo ai primi, quella di “raccogliere” o “cogliere” informazioni la rende applicabile anche ad altri esseri o specie. C’è, però, quella piccola parola iniziale “tra” o “dentro”.

Essa che indica uno spazio aggiuntivo, più nascosto, non immediatamente identificabile o descrivibile: e se fosse proprio questa possibilità di “vedere oltre”, di essere più attenti e sensibili, a definire l’intelligenza?

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