Finalmente aziende e grandi distributori hanno iniziato a prendere le distanze da uno dei sistemi di allevamento più crudeli: le uova da galline allevate in gabbia sono destinate a scomparire, in un futuro non molto remoto.

Negli ultimi anni molti marchi in tutta Europa, dai supermercati ai produttori di cibi che usano le uova come ingredienti, hanno annunciato di voler abbandonare questo metodo di produzione crudele per gli animali, pericoloso per la salute e dannoso per l’ambiente.

Stiamo parlando di un metodo di allevamento che tratta gli animali come cose, ingranaggi all’interno di una catena produttiva industriale: gli animali stanno su più piani per sfruttare al massimo lo spazio, in enormi capannoni dove non entra mai la luce, in condizioni igieniche orribili.

Che non si tratti di mere operazioni di facciata lo testimoniano i dati: solo in Italia, su 12 miliardi di uova deposte in un anno da 40 milioni di galline circa, quelle da allevamenti in gabbia nel 2020 erano circa il 42% mentre l’anno scorso sono passate al 35%.

E all’orizzonte c’è il ban definitivo che l’Unione Europea si appresta a mettere nel 2027. Perché obbligare, ad esempio, una catena di supermercati ad abbandonare per sempre le uova in gabbia è il metodo più efficace e rapido per cambiare le scelte di acquisto di migliaia di clienti. 

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