Divertimento: dal verbo di-vertire. di = allontanamento, vertere = volgere. Significa volgere altrove o in direzione opposta, deviare e, dunque, far prendere altra direzione.

Il participio passato di divertire è diversus (o deversus), ovvero diverso, che significa anch’esso volto altrove, voltato da altra parte, per poi assumere per traslazione il significato di opposto, contrario.

Nel linguaggio corrente il termine divertimento e diverso difficilmente appaiono associati, pur condividendo la radice etimologica. Eppure, quando qualcuno ci propone di fare “qualcosa di diverso”, solitamente lo cogliamo come un invito al divertimento, alla distrazione dalla solita routine.

Nell’antichità, la necessità di di-vertirsi nasceva dal bisogno di ritemprare lo spirito e la mente dalle fatiche e dai pensieri quotidiani, e ciò avveniva solo quando ci si distraeva e si volgeva l’attenzione altrove, allontanandosi dalle preoccupazioni.

Italo Calvino affermava che “il divertimento è una cosa seria”. Per divertirsi, dunque, non serve raggiungere uno stato di euforia, eccitazione o trasgressione eccessiva: basta volgere lo sguardo altrove rispetto a quello di cui ci si sta occupando e concedere al nostro corpo e alla nostra mente di riposare da pensieri e impegni, gustandosi pienamente il piacere che un momento di spensieratezza può regalare.

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