Questo mese abbiamo chiacchierato con Cecilia Sala, una giornalista esperta di Medio Oriente.

Secondo te, cosa succederà nelle prossime settimane?

In questo momento, tutta l’attenzione è sullo stretto di Hormuz. Finché gli iraniani lo bloccano, gli Stati Uniti non possono far finire la guerra. E finché rimane chiuso, tutti pagano di più l’energia, inclusi gli americani. Aspettiamo di vedere cosa farà Trump per liberare questo passaggio.

La morte di Ali Khamenei vuol dire la fine del regime autoritario?

Credo che tanti iraniani sappiano che queste due cose sono diverse e che la prima non garantisce affatto la seconda. Ali Khamenei era il simbolo di una cultura cupa e mortifera. I giovani festeggiano il futuro, anche se sanno che potrà essere difficile.

Il 20 marzo in Iran è stato Nowruz, il capodanno persiano. Cosa hanno fatto gli iraniani?

Hanno festeggiato, nonostante la repressione e i bombardamenti. Le persone hanno bisogno di questi momenti per resistere alla guerra. Cose diverse, come la disperazione e la speranza, possono esistere insieme. Nowruz segna l’inizio della primavera. È un momento di buon auspicio.

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